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3月29日 La leggenda di Atlantide.......parte II°Continua il nostro viaggio alla scoperta di una delle più affascinanti leggende del nostro pianeta....Atlantide!!se con la prima puntata siamo andati a vedere le origini storiche del mito adesso vogliamo cercare di scoprire qualcosa di più.....
"Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. [..] In tempi posteriori [..], essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte [..] tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve". Platone, "Timeo"
Atlantide, il cui nome deriva da Atlante, il mitico gigante che reggeva il Mondo sulle spalle e che governava l'oceano, era un ipotetico grandissimo continente sprofondato, migliaia e migliaia di anni fa, al di là delle colonne d'Ercole, nelle acque dell'attuale Oceano Atlantico. La scienza ufficiale dichiara che non c'è alcuna prova che sia esistito un continente oltre lo stretto di Gibilterra. Ma la geologia e la paleontologia, studiando la somiglianza tra le razze animali e la flora del nuovo e dell'antico mondo, hanno ipotizzato che tra il Cambrico e il Cretacico fosse emerso nell'Oceano Atlantico un continente intermedio, servito da ponte naturale. Esso occupava la zona corrispondente oggi alla Groenlandia, all'Islanda, alle Azzorre, alle Canarie e a Madeira, in parte considerate, da alcuni ricercatori, come le cime delle montagne della sommersa Atlantide. Altre prove a favore dell'esistenza di Atlantide sono di carattere puramente indiziario: esistono, per esempio, manufatti non inquadrabili come prodotti di civiltà note; vi sono poi i racconti di Platone e c'è, inoltre, una vasta tradizione a proposito di una biblica catastrofe avvenuta in tempi remoti: il diluvio universale. Più recentemente, nel 1898 una nave, nel tentativo di recuperare un cavo che si era spezzato a nord delle Azzorre, portò in superficie frammenti di una lava vetrosa che si forma esclusivamente sopra il livello delle acque e in presenza dell' atmosfera: da qui un'ulteriore conferma all'ipotesi di immensi inabissamenti di isole e forse di interi continenti. Ammessa (e non concessa) l'esistenza di Atlantide, la sua distruzione potrebbe essere avvenuta intorno a 10.000 anni fa e sarebbe stata determinata da un'immane catastrofe, come un'eruzione vulcanica o la caduta di un asteroide. Alcuni studiosi di Atlantide pensano che questo continente abbia subito diversi cataclismi (forse quattro) che abbiano fatto inabissare alcune parti dell'isola in diversi periodi. Il primo cataclisma sarebbe avvenuto circa 800.000 anni fa, determinato dal rovesciamento dei poli: esso avrebbe cominciato ad attaccare l'ossatura terrosa di Atlantide che successivamente sarebbe stata spazzata via dalle masse d'acqua provenienti dal nord. Il secondo Cataclisma probabilmente di origine vulcanica, sarebbe avvenuto circa 200.000 anni fa. Il terzo cataclisma, causato all'azione vulcanica, sarebbe avvenuto 80.000 anni fa e avrebbe ridotto Atlantide a due isole: Routo e Daitya. Infine il quarto e ultimo cataclisma avrebbe avuto luogo nell'anno 9.564 a.C., quando stavano sciogliendosi i ghiacci dell'ultima glaciazione e quando Atlantide era già ridotta solo ad un'isola: Poseidone. Essa fu inghiottita e disparve per sempre dalla terra. Quanto ci sia di vero, e quanto sia completamente frutto della fantasia, nel mito di Atlantide, forse a nessuno sarà mai dato dirlo... Ma la ricerca delle vicende di questa misteriosa terra e della sua progredita civiltà, affascinano ancor oggi e spingono ad intraprendere indagini e studi sempre nuovi.
3月3日 Pensieri Liberi.....
Come si può dire dove finisce la realtà e comincia il sogno. Questo è un mondo magico e tutto può succedere. La nostra mente ha delle potenzialità enormi, così grandi che neanche possiamo immaginarlo. Certo, se prendiamo ad esempio una persona chiusa nel suo sé, la cui giornata, la cui vita sia tutto un correre per raggiungere qualcosa, qualunque cosa, succube del Dio Stress, questa non potrà mai vedere altro che il suo mondo, quello cha la circonda e neanche pensare a qualcosa al di fuori di esso. Ma se invece una persona, con animo sereno, è libera di guardarsi intorno, di ascoltare i rumori che la circondano, ecco che sentirà delle sensazioni diverse, ascolterà in un altro modo il mondo che la circonda, perché sarà il mondo a penetrare dentro di lei, negli spazi lasciati liberi dagli affanni quotidiani e dai suoi pensieri. Ed allora ecco che la sua mente libera si troverà a spaziare e potrà sentire e vedere cose che altrimenti non sarebbe possibile percepire. Passeggiare su una spiaggia deserta, in un giorno sereno, poi sedersi in riva al mare, tranquilli, rilassati ed ascoltare il rumore della risacca ad occhi chiusi, finché questo dolce rumore entra dentro di noi, ci pervade dalla testa ai piedi, noi siamo la risacca, e ci rotoliamo dolcemente avanti e indietro, pervasi da una serenità senza fine. Siamo tutt'uno con la natura che ci circonda, con il mare, la sabbia, il volo dei gabbiani, siamo dentro questo guscio protettivo, dove niente di male può succederci. Anche quando riapriamo gli occhi, le sensazioni che abbiamo provato restano dentro di noi, ci pervadono interamente e potremo riprovarle ogni volta che vorremo. Non sarà necessaria una spiaggia, qualsiasi altro posto andrà bene : un prato, un bosco, un giardino, purché tranquillo e silenzioso. Potremo ascoltare il canto degli uccelli o il frinire delle cicale o solo il rumore del vento e basterà restare in silenzio ad ascoltare e lasciarsi riempire da questi dolci suoni perché la serenità entri in noi e la mente si liberi completamente. E' in queste condizioni che il mondo esterno può penetrare dentro di noi ed ecco che, sulla spiaggia, riusciamo a vedere, nella spuma, le ondine che giocano con le sirene.... nei prati e nei boschi percepiamo la presenza degli elfi e degli gnomi..... Voliamo sulle ali della fantasia, apriamo il nostro cuore e la nostra mente, guardiamoci intorno, scopriamo questo mondo fatato e teniamolo per sempre dentro di noi.
3月1日 L'inizio di un mito....Parlando di Mare non si può certo non parlare di una storia, di una leggenda, di un mito che sopravvive ormai da millenni....il mito di Atlantide....Chi è che non è stato catturato da questa storia piena di mistero e di fascino!!!Bene oggi voglio iniziare a parlare di Atlantide partendo dall'inizio cioè da chi per primo ha iniziato a parlare e a scrivere di questa città per arrivare poi, attravero varie puntate, alle più moderne interpretazioni su questa leggenda.....
Non prendete questa storia alla lettera ma lasciatevi trasportare e cullare dal suo fascino.....
BUON VIAGGIO!!!
Atlantide : un mito tra i più affascinanti che l’antichità ci abbia tramandato, uno dei problemi più appassionanti della moderna ricerca archeologica. È la storia di una favolosa isola, che il filosofo greco Platone collocava nei suoi due dialoghi, il "Crizia" e il "Timeo", al di là delle Colonne d’Ercole, in quell’Oceano che ne ricorda il nome, Atlantico(questo nome fu usato per la prima volta da Erodoto nel V secolo a.C.). Secondo Platone era un’isola più grande di Asia e Libia messe insieme, che fu abitata da un popolo guerriero che aveva tentato di sconfiggere i Greci che vinsero guidati da Atene. Dopo questa grande guerra accadde qualcosa di strano : l’isola sprofondò negli abissi, secondo molte teorie questa grande catastrofe naturale era il famoso "Diluvio Universale" che apre la narrazione della Bibbia. Questo era accaduto, secondo Platone, 9000 anni prima di Solone(cioè circa nel 9600a.C.). Il primo dialogo in cui il filosofo Platone parla di Atlantide è il "Timeo", in cui viene ripresa una conversazione tra Solone, Timeo, Crizia ed Ermocrate sullo stato perfetto. A un certo punto si chiedono : come si comporterebbe la città perfetta in guerra ? Quindi viene ricordato il racconto di un sacerdote egiziano di Sais che presentò a Solone sulla Atene novemila anni prima : una città che era stata capace di opporsi ad Atlantide prima della catastrofe naturale. Platone, oltre a descrivere la genealogia Atlantidea che proveniva dal dio Poseidione, descrive il territorio: era circondato su tre lati da montagne che la proteggevano dai venti freddi; la pianura era irrigata artificialmente da un complesso sistema di canali che la dividevano in seicento quadrati di terra chiamati klerossu. La città principale, Atlantide, sorgeva sulla costa meridionale ed era circondata da una cerchia di mura di settantuno chilometri, ma la città vera e propria, protetta da altre cerchie d’acqua e di terra, ha un diametro di circa cinque chilometri....... Continua.....
2月28日 La mente vaga...In queste giornate in cui tutto sembra uguale....in cui mi sembra di essere prigioniero di quattro mura....in cui mi sento pressato da ciò che mi circonda....in cui i colori non cambiano mai dalla tonalità grigia....
La mia mente non può che ribellarsi e viaggiare in mezzo al mare alla ricerca di libertà, di pace, di nuove sfide, di vita...
2月27日 Ogni tanto uno spiraglio.....Ogni tanto si riescono a trovare delle buone notizie anche se si potrebbe fare molto ma molto di più.....
(Godetevi le immagini.....)
fonte articolo: www.marevivo.it - Associazione Ambientalista
DALL’ISLANDA UNA DRASTICA RIDUZIONE DELLA CACCIA ... DALL'ISLANDA UNA DRASTICA RIDUZIONE DELLA CACCIA ALLE BALENE L’Islanda fermerà la caccia alle balene, anche se non la sospenderà del tutto. Il governo di quel Paese ha infatti deciso di accogliere le richieste degli ambientalisti per ridurre drasticamente lo sterminio delle balene, rivedendo il programma nazionale di caccia cosiddetta “scientifica” e limitando la quota annuale a 25 balenottere minori. Le quote di caccia previste inizialmente, di 500 balene in due anni, incluse balenottere boreali e balenottere comuni, sono state abbandonate, in seguito alle polemiche interne e soprattutto all’assenza di un vero e redditizio mercato per i prodotti derivati dalle balene. Dal 2003, quando l’Islanda fece sapere al mondo di voler riattivare la caccia alle balene dopo 14 anni di tregua, e nonostante le numerose proteste da molte parti del mondo, 36 balenottere minori sono già state uccise. Il mercato della carne di balena è modesto e sempre in diminuzione nelle nazioni che le cacciano, come Islanda, Norvegia e Giappone, dato che le abitudini alimentari locali sono cambiate e considerato l’alto livello di contaminazione dei prodotti derivati. L’Islanda ha ancora ingenti scorte di carne di balena avanzate dall’anno scorso che non riesce a smaltire per l’assenza di mercato. La crescente opposizione politica interna è giunta a sorpresa per il Governo islandese. L’ente turistico dell’isola e gli operatori di whale watching hanno sottolineato come la ripresa della caccia alle balene in Islanda danneggi la reputazione del Paese e di conseguenza il turismo, che diminuisce. Il turismo è diventato una delle maggiori fonti di reddito in Islanda negli ultimi anni; l’industria del whale watching attrae circa 72.000 turisti ogni anno e genera oltre 14,6 milioni di dollari all’anno per l’economia islandese.
2月25日 Un po' di Poesia....In eterno sussurra intorno a lidi solitari,
e con l'ansito possente dieci e dieci migliaia di caverne sazia,
finché di Ecate (dea della luna) l'incanto
lascia in lor loro antico oscuro rombo.
Spesso così soave lo ritrovi,
che appena la più piccola conchiglia
viene smossa per giorni di là dove
cadde una volta all'ultima nel cielo furia di vènti.
Oh voi! Voi che le pupille avete afflitte e stanche,
fate loro pascolo della vastità del mare;
voi cui stordì gli orecchi aspro frastuono
o déste loro troppo nutrimento di sazievole musica,
sedete di un'antica caverna sulla soglia in voi raccolti
e balzerete come ninfe udendo del mar cantare in coro.
Il Mare
John Keats
(1795-1820)
2月24日 Storia di.......Fari......"Certo una nave in porto è al sicuro, ma le navi non sono fatte per questo."
John A. Shedd
Dalla prima torre costruita sull'isola di Pharos, in Grecia, di fronte ad Alessandria, tre secoli prima di Cristo, considerata una delle sette meraviglie del mondo e da cui i signori della notte presero il nome, al mitico colosso di Rodi, il gigantesco simulacro di un dio all'ingresso del porto dell'isola che teneva in una mano un braciere ardente, (quasi un antenato della Statua della Libertà a New York) la storia dei fari prosegue nel tempo. Si sa che fino dai tempi dei Romani grandi fuochi venivano accesi sulle sommità delle colline prospicienti i porti per indicare la via alle navi, mentre nel Medio Evo erano già semplici torri in cima alle quali veniva acceso un fuoco, spesso tenuto in vita da confraternite religiose, fino ad arrivare al 1800, il secolo della farologia, in cui la maggior parte dei fari, in Italia e nel mondo, vengono costruiti e diventano sempre più luminosi, grazie anche al fisico francese Augustin Fresnel ( 1788-1827 ), che mise a punto un sistema di lenti, tutt'ora usato e che da lui prende il nome, che concentrando tutta la luce al centro, potenziava al massimo la fonte di luce che è stata ad olio, a gas di acetilene, fino ad arrivare alle moderne lampade alogene da 1000 Watt. Nei tempi antichi l'uso di tenere accesi dei fuochi sulle coste pericolose per indirizzare i naviganti verso un porto sicuro aveva, alle volte, dei risvolti drammatici. Dei personaggi di pochi scrupoli usavano spostare i fuochi in punti tutt'altro che sicuri, dove la costa era più rocciosa e pericolosa, facendo così naufragare le navi per poterle depredare. Non era difficile che succedesse e sopratutto nelle notti di tempesta questi corsari erano in attesa di poter mettere in atto il loro piano e avevano quasi sempre successo. Questi saccheggi andarono avanti fino all'inizio del XIX Secolo. In certi paesi nordici se ne parla ancora adesso e queste storie fanno parte del folklore locale. Forse è stato questo il motivo che ha spinto a costruire torri in muratura, anche se il fenomeno non è cessato.
I fari hanno una loro personalità, sono diversi una dall'altro nel loro aspetto esteriore, sono collocati in posizioni strategiche, su dirupi rocciosi, su piccole isole semideserte, su basse coste frastagliate, ma sopratutto la loro luce è diversa. Ogni faro ha un suo segnale ben preciso, ed è in base a questo segnale che il faro viene riconosciuto dal navigante che cerca la via nella notte. Lampo, eclissi, eclissi lampo ..... così all'infinito. I fari sono monumenti antichi, molti risalgono ad epoche lontane, i più recenti sono stati costruiti nei primi anni del 1900 ed hanno quindi già più di cent'anni, ma, sopratutto, i fari non verranno più costruiti, non ce ne saranno mai dei nuovi, sono quindi il ricordo di un'epoca passata che non tornerà più.
Quante storie potrebbero raccontare i fari ! Di terribili tempeste che li squassavano alle fondamenta, di salvataggi, di naufragi e, ma c'è un altro aspetto dei fari poco conosciuto, ma altrettanto affascinante : IL MISTERO. Forse perché si trovano sempre in zone isolate e selvagge il pensiero corre a presenze misteriose che li abitano, sarà per via del vento che sibila su per le scale a chiocciola, per il rumore delle onde ai suoi piedi, o per il tamburellare della pioggia sui vetri ...........forse si tratta di vecchi guardiani finiti in mare nel tentativo di un salvataggio, o di uomini e donne morti di solitudine, lontani da tutto. Ma la storie più belle le racconta quel fascio di luce che spazza il buio della notte, quel fascio che lambisce il mare, che dice al il marinaio che lì c'è un pericolo da evitare, e che da lì può arrivare al porto e alla salvezza.
2月16日 Mare.....Casa......Adesso solco le onde lungo la Costa delle Spade, con il vento e gli spruzzi che mi accarezzano il volto, il mio soffitto sono le nubi frettolose e il prezioso manto delle stelle, il mio pavimento è costituito dalle assi scricchiolanti del plancito di una veloce nave segnata dagli elementi; al di là di questo si stende la coltre azzurra del mare, a volte piatta e immota, a volte ribollente e sibilante sotto la sferza della pioggia o per emergere e il ricadere di una balena.
È questa la mia casa? Non lo so, suppongo che sia soltanto un atro punto di passaggio ma ignoro se esista effettivamente una strada in grado di portarmi a un luogo che io possa chiamare casa.
È un cosa a cui penso spesso, perchè sono giunto rendermi conto che in fondo non m'importa dove io stia andando: se questa strada, questa serie di punti di passaggio, non conduce da nessuna parte, così sia. Dopo tuttio la sto percorrendo insieme ad amici, quindi in un certo senso ho la mia casa.
Drizzt Do' Urden
Tratto da: L'alba degli Eroi di R.A.Salvatore
![]() 2月15日 Dal Guestbook.....È sempre bello leggere i vostri messaggi nel guestbook
BUON MARE!!!
Sai cos'è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. E' come se non fosse mai passato nessuno. E' come se noi non fossimo mai esistiti. Se c'è un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. E' tempo. Tempo che passa. E basta. Sarebbe un rifugio perfetto. Invisibili a qualsiasi nemico. Sospesi. Impercettibili anche a se stessi. Ma c'è qualcosa che incrina questo purgatorio. Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Il mare. Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama. Lo scoprirai. Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti. Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare. Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno. Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.
"Oceano Mare" Alessandro Baricco
2月11日 Immaigini di una immersione spettacolare.... "Consiglio di leggere questo intervendo cliccando sulla sezione blog...."
Una delle più belle immersioni che abbia mai fatto!!!!
Ci lasciamo cadere come piombi verso il fondo per contrastare il più velocemente possibile la corrente che oggi si mostra padrona del mare. A circa -50 metri abbandoniamo la cima di discesa per planare sul relitto che appare come un fantasma avvolto nel mantello d’acqua scura. Siamo sulla poppa rovesciata.
![]() Il Loredan è appoggiato sulla fiancata di sinistra, scivoliamo verso la coperta sino alla quota dei –60 In questo punto, data la posizione della coperta, si forma una specie di culla d’acqua dove al suo interno la corrente scompare. Prendiamo confidenza visiva con l’immagine nuova. Davanti a noi si trova lo squarcio creato dal siluro che lo affondò. Lo attraversa da un lato all’altro formando una perfetta finestra che guarda nel blu, creando un gioco di luce sdoppiata e ambigua. Guardo questo squarcio che invita ad attraversarlo, alla mia sinistra un corridoio buio porta probabilmente verso prua. La luce della torcia indaga verso le pareti di questo piccolo tunnel che racconta del suo passato. Mi lascio trasportare dalla leggera corrente che mi spinge in avanti verso l’interno. Avverto l’abbraccio di questo involucro d’acciaio simile ad un risucchio. Le lamiere intorno alo squarcio sono piegate all’indietro come fossero petali di una margherita sbocciata.Mi fermo e lascio scivolare la mente che si tende all’ascolto di questo luogo, cerco qualche cosa che “vibra” e racconta qualche cosa di sé, ma che cosa?Forse un segnale, un rumore o qualunque cosa possa svelarmi ciò che in così poco tempo non potrò scoprire.Trasportato in avanti dalla spinta della leggera corrente, mi sporgo dal foro come da una balaustra.La chiglia è completamente ricoperta di gorgonie gialle e rosse. E’ uno spettacolo da mozzafiato! All’esterno dello squarcio osservo la chiglia completamente ricoperta di gorgonie rigogliose che spiccano nel blu.Il giallo e il rosso dei ventagli si mischiano spinti dalla leggera corrente, ondeggiano come in una danza leggera. Poco fa vivevo il silenzioso abbraccio nello squarcio che trapassa questa nave, ed ora sono travolta dalla bellezza briosa della flora che cresce e vive, esposta alla corrente, ancorata al metallo di questo relitto. Prosego verso la parte alta della fiancata a –54 metri. Sono molte le parti di un relitto che suscitano attrazione e molto poco il tempo che ci è concesso per esplorarle.E’ un equilibrio sottile quello che regna in questa dimensione, si divide tra ciò che è stato e ciò che non sarà più appassendo adagio, agevolandone il prolificare della vita sommersa. Scivolo lungo la fiancata che dalla poppa ci conduce a prua. Incontro un corridoio, entro, preceduti dalla luce della torcia che taglia di netto il buio pece intorno.Il fascio di luce illumina un ramo di gorgonia gialla, di circa cinquanta centimetri, cresciuta nello spaccato delle lamiere, è solo lei, come fosse una perla gialla in un ostrica aperta. Percorro l’ampio corridoio per circa dieci metri, in lontananza si intravede una leggera luce blu. Sguscio all’esterno, è ora di tornare. Superato questo confine mi volto, la gorgonia gialla alle nostre spalle è inghiottita nuovamente dal buio, insieme al tragitto appena consumato.Mi dirigo alla cima di risalita, il tempo per restare quaggiù sta terminando. La risalita non agevolata dalla corrente distoglie momentaneamente i pensieri dalle emozioni appena vissute.Risalire è un po’ come abbandonare il proprio vissuto accanto ad un’anima d’acciaio che resta legata alle catene liquide.Ce ne andiamo mentre dentro di me si scatena il desiderio di tornare al più presto per ricongiungermi a quella sintonia che permette di incamerare dentro di me qualche cosa che vive ancora di una vita passata, sconosciuta a molti.
Foto di Luca Sgualdini
Gorgonie sulla chiglia del Relitto
Gorgonie sul Relitto
Gorgonie nello squarcio del siluro
Foto di Ferruccio Fazio
Foto di Ferruccio Fazio
2月9日 Mare Dentro...Oggi voglio presentare e condividere con voi il testo di una canzone passatami l'altro giorno da un amico...probabilmente ai più è totalmente sconosiuta e non nego che lo era anche a me...è una canzone in dialetto comasco credo ma non temete che c'è la traduzione a fianco....cmq credo sia anche abbastanza comprensibile.
Il titolo dell'intervento già dovrebbe far capire un po' il tono, non è più il mare delle vacanze quello dell'estate per intenderci allegro e spensierato è un mare più misterioso più sensualeforse....è una canzone che parla del mare che ognuno di noi ha dentroi...un mare che può diventare tempesta...un mare che ci fa stare sempre in viaggio perchè a volte è più facile scappare da se stessi più che affrontare certe situazioni!!Affrontare se stessi mettersi a confronto con la propria ombra, con i problemi che incontriamo a volte non è facile ma come dice la canzone una tempesta è facile da vedere da fuori allora la soluzione per placarla sembra essere l'amore o comunque la condivisione con gli altri....e in fondo non è proprio così!?!?! Una frase mi ha colpito molto...."l'inchiostro de ogni viagg l'è nel to'saangh" cioè l'inchiostro di ogni viaggio è nel tuo sangue...direi che fa riflettere....
È senza ombra di dubbio una canzone melanconica...che rievoca immagini di una mare d'inverno con quelle tonalità di grigio tipiche...come ogni tanto si sente la nostra anima! bella bella canzone...
Appena qui sotto ho aggiunto il link della canzone così ve la potete anche ascoltare e vi consiglio proprio di farlo!!
Davide Van De Sfroos_ Lomm de la tempesta.mp3 (cliccate sul titolo della canzone per ascoltarla)
L'omm de la Tempesta
Quaand l'è rüvaa nel porto de Marsiglia
l'ha cambiaa el maar cun't una tazza de Pernod el s'è impiastraa de pagüra e meraviglia tütt quell che gh'era ghe l'era in del paltò Oecc de fiöö in una facia de acqua dulza un baretèn per fà parè de vèss francees la schèna larga cunmè l'unda che se svolza e che la sbàtt cuntra i ricordi e'l sò paees Ammò una volta in giir a nàula sura un puunt una furmiga che la rampèga sura èl mappamuund ammò una volta a scapà de la sua umbrìa per setàs giò e ciciarà con quela futugrafia E i g'hann daa ceentmìla nomm ma l'ünich che ghe resta forsi l'è propi quest che... E forsi basta mea fà una guèra tajà cun't una forbis tütt el maar quaand seet a cà gh'è quaicòss che te sutèra e suta el tècc gh'è mea la Stèla Pulaar E podet beev mila tazz de camamèla sarà i pensee ne la butèglia del vènn biaanch a la tempesta basta mea una scudèla perchè l'inchiostro de ogni viagg l'è nel to' saangh Ammò una volta senza strada nè valiis cumè una pianta che la ne va senza i radiis ammò una volta senza spècc retruvisuur i ricordi adree de cursa, ma lüü che curr püssèe de luur E i gh'hann daa ceentmila nomm ma l'ünich che ghe resta forsi l'è propi quest che L'Omm de la Tempesta E quella zinghera setàda in sö la giustra l'era un demoni o un angel senza i aal le' l'ha verdüü la sua man 'me 'na finestra le' l'ha lengiüüda e l'ha vedüü quel tempural "Nareet in giir, o furestee, per tütt el muund, ma anca el muund de una quaj paart el finirà, una tempesta l'è difficil de na' a scuund resta con me e la tempesta cesserà..." L'è püssèe facil girà el muund ciapà pesciaad de la mia umbria che restà che inseèma de te e brüsà questa futugrafia, perchè i m'hann daa ceentmila nomm ma l'ünich che me resta forsi l'è propi quest che: l'Omm de la Tempesta Traduzione: L'uomo della tempesta
Quando è arrivato nel porto di Marsiglia/ha cambiato il mare con una tazza di Pernod/si è impiastrato di paura e meraviglia/tutto quello che possedeva lo aveva nel cappotto.
Occhi di bambino in una faccia di acqua dolce/un berrettino per sembrare francese/la schiena larga come l'onda che si alza/e che batte contro i ricordi e il suo paese.
Ancora una volta in giro a zonzo sopra un ponte/una formica che si arrampica sopra al mappamondo/ancora una volta a scappare dalla sua ombra/per sedersi e chiaccherare con quella fotografia
E gli hanno dato centomila nomi/ ma l'unico che gli resta/forse è proprio questo...
E forse non basta fare una guerra/tagliare con le forbici tutto il mare/quando sei a casa c'è qualcosa che ti sotterra/e sotto il tetto non c'è la Stella Polare.
E puoi bere mille tazze di camomilla/chiudere i pensieri nella bottiglia del vino bianco/alla tempesta non basta una scodella/perchè l'inchiostro di ogni viaggio è nel tuo sangue.
Ancora una volta senza strada ne valigie/come una pianta che se ne va senza radici/ancora una volta senza specchietto retrovisore/i ricordi dietro di corsa, ma lui che corre più forte di loro.
E gli hanno dato centomila nomi/ma l'unico che gli resta/forse è proprio questo.../l'Uomo della Tempesta
E quella zingara seduta sulla giostra/era un demonio o un angelo senza ali/lui ha aperto la sua mano come una finestra/lei l'ha letta e ha visto quel temporale
Andrai in giro, o forestiero, per tutto il mondo/ma anche il mondo da qualche parte finirà/ una tempesta è difficile da nascondere/resta con me e la tempesta finirà
È più facile girare il mondo/prendere pedate la mia ombra/che restare qui con te/e bruciare questa fotografia/perchè mi hanno dato centomila nomi/ma l'unico che mi resta/forse è proprio questo:/l'uomo della Tempesta
Davide Van De Sfroos
![]() 2月5日 Nuovi aggiornamenti sul blog...Ormai non mi ferma più nessuno...
BUONA NAVIGAZIONE!
Ogni Arrivo...Una Partenza...Ogni arrivo...una partenza...questo è quello che mi hanno sempre cercato di trasmettere le persone che hanno fatto del mare una loro ragione di vita come Battista....ogni traguardo che raggiungi è solo un punto di partenza è solo un porto da cui poi partire ancora con la tua barca! e alla fine a pensarci bene è vero....qualunque cosa accada,qualsiasi cosa la vita ti riserva non si è mai a una fine ma ad un nuovo inizio! bisogna rialzare sempre la testa e ripartire verso nuovi orizzonti!!non importa se hai appena incontrato una burrasca, se la vela si è strappata! si riparano i danni, si traccia la rotta e si salpa spiegando le vele dirigendo la prua verso il mare aperto....
Credo che il mare sia una grande metafora della vita; bisogna volergli bene e rispettarlo sempre!!
Sono tutte riflessioni che stamattina mi vengono fuori dalla mia mente assonnata e contorta, forse per gli ultimi fatti...cmq quello che voglio far sapere è CHE BISOGNA SEMPRE RIPARTIRE anche quando non è facile e cosa più importante MAI farlo da SOLIi....!!!
e allora.....BUON VENTO! Guest BookIn ogni porto in cui ci si ferma, in cui si è solo di passaggio, o in cui si finisce anche solo per caso è bello lasciare un segno del proprio passaggio....
Lasciate anche voi un vostro messaggio, critica, complimento, consiglio, saluto... è tutto ben accetto!
2月3日 3...2..1...Tuffiamoci!!Eh già è arrivato il momento di incominciare a tuffarci nel nostro amato BLU....Il mio secondo album è una rassegna di foto dei fondali di Villasimius raccolti nell'arco di quest'estate passata mentre lavoravo li come guida subacquea...ebbene si sono anche sub... 2月2日 Si parte.....Dopo tanto pensare finalmente anche io ho deciso di condividere con "il popolo dell'etere" una parte di me... :D (mamma mia come sono partito filosofico)......come direbbe un famoso filosofo erudito emiliano "chi mi conosce lo sa" (ndr Alberto Tomba)...Infatti chi mi conosce sa bene qual è la mia più grande passione ciò per cui sarei disposto a fare tutto...IL MARE!!!! Questo spazio oltre che ai miei pensieri vorrei che sia dedicato alla grande distesa BLU...E per iniziare non posso che partire ovviamente dalle mie origini, da dove ho imparato a conoscere e ad amare il mare, quindi LA SARDEGNA! la prima galleria fotografica è un viaggio attraverso i luoghi dove sono cresciuto e dove appena posso mi rifugio.....godeteveli anche voi!!!!! |
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